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feb 06, 2026
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Alberto Cattani con la divisa da carabiniere (foto La Stampa)

«Ci è capitato di attraversare intere regioni, percorrere chilometri e chilometri senza vedere una casa con un tetto»: raccontava così Alberto Cattani nel 2000, tornato a Biella dopo sei mesi in Bosnia, nella prima delle sue missioni nei Balcani con il contingente di pace dei carabinieri. Tornò dall’altro lato dell’Adriatico anni dopo, quando le stesse esigenze di mantenere l’equilibrio precario si presentarono dopo una guerra era in Kosovo. Tornò anche con il veleno nel sangue: fu una sentenza del 2017 del tribunale di Biella a dire che la sua morte per leucemia aveva una causa precisa, l’uranio impoverito a cui era stato esposto nelle missioni di pace. Veniva usato per rinforzare i proiettili di artiglieria, anche quelli a disposizione delle forze italiane. La sentenza arrivò un anno dopo i suoi funerali, con il tricolore sulla bara. Quella bandiera che portava sulla divisa ma che era anche il simbolo della malattia che gli fu fatale.

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