Biella, Teheran
«La cultura e lo studio sono ponti di dialogo che nessuna distanza o blackout può interrompere. Siamo con voi»: è una parte del messaggio di Città Studi, il punto focale della vita della piccola (ma non piccolissima) comunità di iraniane e iraniani che vive a Biella. Lo studio, e in particolare il corso biennale in patrimonio culturale, sono le ragioni che li hanno portati all’ombra del Mucrone, ultima tappa di un percorso pieno di difficoltà che non è ancora finito: ottenere il visto, garantirsi le risorse per stare a lungo lontano da casa, mettere in conto che potrebbe essere complicato tornarci per la pausa estiva, e nel caso si riuscisse, salire di nuovo su un aereo per raggiungere un’altra volta Biella. Stamane Ermanno Rondi, il presidente di Città Studi che ospita i corsi universitari, li incontrerà per offrire supporto in primo luogo emotivo, oltre che pratico per quanto possibile. Sono le cronache e le testimonianze a raccontare quanto siano angoscianti questi giorni di proteste e di repressione del regime degli Ayatollah. Questa è di Vanessa Roghi, storica, saggista e ricercatrice universitaria: «Stamattina presto nei corridoi della facoltà una ragazza piangeva. Visto che era giorno di esami mi sono avvicinata per chiederle se andava tutto bene, se era per l’esame che piangeva. La ragazza accanto a lei che la consolava mi ha detto: no, non è un esame. È iraniana. Io sono stata sopraffatta dalla disperazione, e lì per lì non ho saputo fare niente di meglio che dirle mi dispiace. Poi sono tornata da lei le ho chiesto chi aveva in Iran: le ha detto la mia famiglia, mi chiamano due minuti ogni giorno e mi dicono siamo tutti vivi. le ho lasciato la mia mail, il mio numero di telefono, le ho detto per qualsiasi cosa, qualsiasi cosa. Ma cosa? Non riesco nemmeno a immaginarmi nella sua situazione». Non è così dissimile dalla mano tesa di Città Studi, anche questa espressa attraverso un post sui social: «In un momento di estrema sofferenza e preoccupazione per ciò che accade nel loro Paese, vogliamo che i nostri studenti sappiano che non sono soli. Ci uniamo al messaggio dell’Università di Torino e alle voci del territorio biellese per ribadire che il nostro campus è e sarà sempre uno spazio di libertà, ascolto e accoglienza». Era già successo a giugno, durante la cosiddetta guerra dei dodici giorni con il lancio di missili su Israele e la risposta pesante dell’esercito di Tel Aviv. Raccontò in quei giorni Silvia Cavicchioli, la docente biellese che è responsabile del corso di patrimonio culturale: «Il primo anno c’era un solo studente che arrivava dall’Iran. Il secondo sono diventati trenta. Ad aprile abbiamo finito l’esame delle candidature per il biennio che inizierà a settembre. Abbiamo scelto numerosi profili di ragazze e ragazzi dell’Iran. A oggi non abbiamo idea se e come potranno raggiungere l’Italia entro settembre». La situazione si calmò e le partenze e gli arrivi furono regolari. Ma ora all’angoscia di quei giorni di non sapere che cosa stava accadendo a casa se ne aggiunge una più grande che si chiama repressione interna, con il regime che blocca internet e quindi rende più complicate le comunicazioni, le telefonate a monosillabi perché ogni parola di troppo potrebbe essere intercettata e diventare pericolosa, le notizie frammentarie che parlano di morti a centinaia, spesso della stessa età di chi studia a Biella. La solidarietà sta anche nella discesa in piazza. Il Pd locale ha partecipato sabato a Torino alla manifestazione di piazza Carignano e si farà promotore di un presidio simile convocato per le 11 di sabato in centro a Biella. Sono solo gesti simbolici. Ma non si può fare molto di più.
Ipse dixit
“Sedicimila sono state le esecuzioni del regime iraniano a oggi. Alcune Ong parlano di 20mila persone uccise. Staremo con il popolo iraniano fino alla fine, nella speranza che la comunità internazionale prenda una posizione sul futuro del mondo: noi sappiamo che una democrazia imperfetta è sempre meglio di qualsiasi autocrazia e dittatura che si macchia di sangue e restrizioni della libertà”
(Federica Valcauda, tesoriera biellese di Europa Radicale, su Instagram)
Il cantiere veloce
Dalle 17 di ieri è chiuso un altro pezzo di via Italia: è il tratto da via Dante (esclusa: l’attraversamento è sempre consentito) ai portici di palazzo Oropa. Oggi è previsto l’inizio degli scavi del secondo dei quattro lotti e ricomincia la trafila già sperimentata in Riva. Ovvero non potranno transitare le auto, nemmeno quelle dei residenti che non avranno accesso ai passi carrai e ai posti auto privati fino al 15 marzo. Se funzionasse come nel primo lotto, non si tratterebbe della durata reale dei lavori: da via Marochetti a via Dante la posa dei cubetti è completata e sulla pavimentazione nuova (in “sampietrini” di granito chiaro) si potrà transitare almeno a piedi. Per riaprire alle auto tocca aspettare che si consolidi il calcestruzzo su cui è posata: se ne riparla a fine febbraio. Nel tratto interessato dal cantiere restano transitabili per i pedoni i soli marciapiedi, ma con eventuali limitazioni provvisorie per ragioni di sicurezza, a discrezione di chi sta operando nel cantiere. La chiusura provoca conseguenze anche per le vie che incrociano via Italia, anche se limitate perché tutte in zona a traffico limitato. Vale per via Orfanotrofio, via Duomo e via Marconi. La “testa” del cantiere provocherà anche un restringimento della carreggiata in via Dante. Come è accaduto in Riva con la realizzazione di un posteggio provvisorio in piazza del Monte per i residenti rimasti fuori dai loro garage, in questo caso una quarantina di parcheggi saranno riservati in piazza Duomo nella zona nord, quindi dalla parte opposta rispetto a quella di fronte alla cattedrale. «Per ottenere il pass» ha detto a La Provincia di Biella l’assessore alla Polizia municipale Giacomo Moscarola «è necessario inviare una mail a p.municipale@comune.biella.it. Tra una ventina di giorni partirà un terzo lotto di lavori». Ovvero quello tra i portici del municipio e via XX Settembre. Si tratta anche dei segmenti di “salotto cittadino” dove sono di più i negozi aperti. E tra i commercianti le preoccupazioni per l’impatto del cantiere erano assai forti.
Cosa succede in città
Oggi alle 15 a Biella comincia l’ultima settimana di apertura per la pista di pattinaggio di piazza monsignor Carlo Rossi: all’ombra del Battistero si potrà pattinare sul ghiaccio fino alle 20 da oggi a giovedì. Venerdì si aggiunge la fascia oraria serale dalle 20,45 all’una, sabato dalle 10 all’una e domenica dalle 10 alle 20, con lo spettacolo di chiusura intorno alle 19 affidato alla pattinatrice biellese Isabel Falcetto
I titoli della settimana
Le notizie più importanti degli ultimi sette giorni secondo le prime pagine dei giornali locali
Lunedì 12
Eco di Biella «Maledetta valanga, te lo sei portato via»
Martedì 13
Il Biellese Niente operazione per Elsa, le sue condizioni restano molto precarie
La Stampa Il boom dello shopping su internet: in un anno spesi 210 milioni di euro
Mercoledì 14
La Provincia di Biella Via Italia, il cantiere dilaga
La Stampa La fiamma olimpica accende Biella nel grande giorno dei Giochi 2026
Giovedì 15
Eco di Biella Fondazione Crb, entra Corradino
La Stampa Elettrificazione e diretti in stand-by: il 2026 non sorriderà ai pendolari
Venerdì 16
Il Biellese «Sotto il seno non è zona erogena, archiviate il caso»
La Stampa “Il mercato tornerà in centro città ma la sede è ancora da decidere”
Sabato 17
La Provincia di Biella Mezza Biella al freddo
La Stampa Casa, il boom delle compravendite trainato da stranieri e lombardi
Domenica 18
La Stampa Ospedale, dopo il “caro-parcheggi” ora arriva la tassa sui defunti



