Con tutte queste agorà
Agorà è parola femminile anche in italiano, come in greco antico. Si dovrebbe tradurre come piazza, intesa come cuore pulsante della vita politica e sociale di una città. A Biella forse la traduzione più accurata sembra essere “bela Maria”, colei che tutti vogliono ma poi nessuno se la prende. La parola, raffinata e classicheggiante, è in uso da anni in città: serve a imbellettare il progetto di turno che risistema un pezzo di centro storico. Solo che poi il secondo dettaglio che renderebbe tale un’agorà, diventare un polo di attrazione usato e frequentato, sembra materializzarsi più a fatica. Vale per piazza Duomo e per piazza Vittorio Veneto, le due piazze rifatte proprio pensando al loro futuro destino da agorà. Vale anche per le altre: piazza Martiri che, nei disegni del Comune, sta per perdere definitivamente il ruolo che le era valso il nome popolare di piazza del mercato. Piazza Falcone, benché più distante dal centro, idem. Piazza Cisterna è lontana, lassù al Piazzo, e si fa fatica perfino a liberarla una volta per tutte dalle auto. Altre candidature si fa pure fatica a trovarle.




