Il peso delle parole
Forse un giorno ci vergogneremo di aver scritto la parola “maranza”, così come oggi ci vergogniamo (almeno un po’) di aver usato per anni la locuzione “vu’ cumprà” per indicare i commercianti ambulanti arrivati dall’Africa del Nord e, per esteso, i migranti arrivati da quell’angolo di mondo. Sdoganata dal mondo dell’informazione, sventolata come bandiera da quello della propaganda politica, “maranza” arriva dal gergo giovanile e, con alti e bassi dettati dalle mode, indicava ieri ragazze e ragazzi figli di famiglie arrivate nelle città del nord, specie nelle loro periferie, dal sud dell’Italia. L’intento era dispregiativo. Lo è anche oggi che la parola è passata a definire i cosiddetti italiani di seconda generazione, nati qui ma da famiglie immigrate, non più dal sud dell’Italia ma dall’altrettanto cosiddetto sud del mondo. Dispregiativo spesso confina con discriminatorio: a Torino il volantinaggio di Gioventù nazionale, il movimento giovanile davanti al liceo Einaudi, ha usato proprio quella parola, considerando i “maranza” una minaccia per l’ordine pubblico. L’etimologia, curiosamente, sembra risalire alla contrazione di qualche dialetto delle regioni del sud: maranza, ovvero melanzana, con la buccia scura come il colore della pelle di chi è nato in Italia, parla italiano ma ha origini altrove. A Luca Misculin, conduttore supplente del podcast Morning de Il Post, rubiamo qualche altro dato dal rapporto periodico della Fondazione carta di Roma, che prende il nome dal documento con cui i giornalisti hanno provato ad autoregolamentarsi per imparare a usare un linguaggio più appropriato quando si trattano temi che riguardano immigrati e immigrazione. In nove anni è diminuito del 76%, nei titoli dei quotidiani italiani, l’uso della parola “clandestino”, che ha acquisito un significato negativo nel corso del tempo, usata spesso – e lo si sa bene anche a Biella quando si parla dei centri di accoglienza per richiedenti asilo – anche nella comunicazione-propaganda politica. Sempre quanto ai titoli, quelli che contengono termini considerati discriminatori è sceso, nello stesso periodo di tempo, dal 4,9% all’1,1%. Tornando all’ombra del Mucrone, in città si è parlato negli ultimi giorni di una rissa minacciata e quasi scoppiata tra studenti giovedì in via Gramsci, all’ora della campanella di uscita dell’istituto Bona. Sembra un tappo che salta, sintomo di una situazione che ribolle sottotraccia da mesi, come dicono voci in città e cronache dei media, di una sorta di faida tra studenti per motivi all’apparenza futili. Nelle stesse ore altre risse tentate o cominciate si sono verificate tra Fons vitae e piazza Duomo. Sembra, soprattutto, una situazione di disagio e marginalità, di quelle da affrontare con decisione e non solo con gli strumenti dell’ordine pubblico (venerdì davanti al Bona c’era una pattuglia della polizia). Le reazioni però sono variegate e all’apparenza non così attente a questo dettaglio: tace la politica, mentre la scuola puntualizza («Sono cose che succedono all’esterno» ha detto a La Provincia di Biella la preside del Bona Raffaella Miori). Tornando ai media, La Provincia di Biella ha scelto questo titolo per la pagina 3 di sabato: «I “maranza” anche a Biella», riportato anche sulla locandina, il manifesto con il riassunto delle notizie principali appeso fuori dalle edicole, ma nell’articolo non ci sono cenni alle eventuali origini straniere dei protagonisti dell’episodio, preferendo concentrarsi sul fatto che davanti alla scuola c’erano anche persone più grandi rispetto agli studenti che si stavano per fronteggiare. La Stampa del giorno prima non usa il termine nel titolo, né menziona eventuali origini straniere nell’articolo che però si chiude così: «Parlare di maranza biellesi a questo punto non pare più così fuori luogo».
Ipse dixit
“Adesso il Genoa può finalmente concentrarsi su persone che amano davvero l’ambiente, i tifosi e lo stemma, e che credono profondamente nell’idea e nel fatto che il Genoa meriti di stare in alto. Il grande lavoro vissuto in prima persona da Gilardino e Zangrillo non è andato perso: è stato solo sfruttato egoisticamente e male da chi è arrivato dopo, approfittando di ciò che loro avevano costruito con fatica, rispetto e passione. Hanno sfruttato il lavoro immenso di Gilardino e Zangrillo, il loro impegno e la loro dedizione verso questi colori, senza comprenderne davvero il valore”
(Messaggio su Instagram del calciatore Mario Balotelli dopo l’esonero di Patrick Vieira dalla panchina del Genoa, squadra in cui Balotelli ha militato l’anno scorso, voluto anche dall’allora allenatore biellese Alberto Gilardino, che fu cacciato pochi giorni dopo l’arrivo del giocatore. Con Vieira non vide più il campo, una decisione figlia di un rapporto teso quando le loro due carriere si incrociarono al Nizza, nel massimo campionato francese)
Il punto mensile sul clima
Ancora di poco, come era accaduto a settembre, ma ottobre non cambia quella che ormai è diventata una regola: la temperatura media del mese è più alta di quella storica registrata dall’osservatorio di Oropa dal 1920 a oggi e si tratta del mese numero 53 in cui accade. Il superamento è stato lieve: 8,3 i gradi dell’ultimo secolo abbondante, 9,1 quelli dell’ottobre di quest’anno. Resta (ovviamente) più alta della media storica anche la temperatura media del segmento gennaio-ottobre dell’anno, 10,6 contro 9,0. Osservando l’andamento giorno per giorno solo per cinque volte su 31 la massima è rimasta sotto i 10 gradi. Quanto alla minima, mai è scesa sotto i 3,4° registrati il giorno 27, mentre sono state quindici le volte in cui ha comunque superato i 7 gradi. Si è trattato anche di un ottobre particolarmente secco, in questo caso sì con uno scostamento considerevole rispetto alla media storica: i soli 30,6 millimetri di pioggia caduti, con siccità totale dal giorno 3 al giorno 9, sono assai meno dei 236 registrati dal 1920 a ottobre. L’anno scorso, per dare un termine di paragone vicino, caddero ben 624 millimetri di pioggia. Nei due mesi che mancano sembra difficile raggiungere i 2.758,4 millimetri dell’anno passato. Per ora siamo a 1874,3.
Cosa succede in città
Oggi alle 21 a Candelo c’è un doppio appuntamento al cinema Verdi: in una sala c’è un documentario su un maestro del cinema italiano, Roberto Rossellini. “Più di una vita” è diretto da Ilaria De Laurentis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti. Nell’altra sala per la rassegna “Tutti pazzi per il cinema” del tavolo per la promozione della salute mentale biellese, viene proiettato “L’amore in teoria” (Italia, 2025) di Luca Lucini. Per questo film il biglietto costa 6 euro
I titoli della settimana
Le notizie principali degli ultimi sette giorni secondo le prime pagine dei giornali locali
Lunedì 27
Eco di Biella Case di riposo, un crollo annunciato
Martedì 28
Il Biellese Scappa dai carabinieri e si getta dal ponte: è grave
La Stampa Biella, oculistica di nuovo in crisi: se ne va il quarto primario in cinque anni
Mercoledì 29
La Provincia di Biella Tangenziale, ponte da chiudere
La Stampa Biella, cantieri finanziati dal Pnrr: Provincia ok, il Comune in ritardo
Giovedì 30
Eco di Biella Muore cercando lo zaino del figlio
La Stampa Cassa integrazione, si cambia rotta: “Sempre meno aziende la chiedono”
Venerdì 31
Il Biellese La protesta dei medici di famiglia: è sciopero
La Stampa Il Biella-Milano su un binario morto: “In ritardo progetti e finanziamenti”
Sabato 1
La Provincia di Biella Ospedale, posteggio a 1,50
La Stampa Ospedale, un parcheggio più caro: il biglietto aumenta di 50 centesimi
Domenica 2
La Stampa Biella, un benessere al risparmio: poca palestra e tante camminate



