Sono passati quasi otto anni dall’operazione delle forze dell’ordine al tempio crematorio di Biella che diede il via a un processo lungo e doloroso per le famiglie dei defunti che scoprirono in modo traumatico che tra i corpi cremati in gruppo in spregio a tutte le norme igienico-sanitarie ma anche al minimo sindacale di umanità, ci potevano essere anche i loro cari. Il procedimento penale si è chiuso, il tempio costruito accanto al cimitero ha riaperto con un nuovo gestore (e quello vecchio ha chiesto un risarcimento al Comune) e alle famiglie le cui querele di parte vennero archiviate, restò un po’ di amarezza. Ma 92 di loro non si sono fermate e hanno intentato una causa in sede civile chiedendo un risarcimento danni da oltre 2,2 milioni di euro.
La causa infinita




