Proviamo a considerare buona la linea difensiva dei politici coinvolti in bisteccopoli, e cioè che si è trattato di una leggerezza l’aver aperto una società per gestire un ristorante a Roma con la figlia appena maggiorenne di un imputato prima e condannato poi per aver aiutato a riciclare i proventi illeciti delle attività di un clan di camorra. Ma quanto pesa questa leggerezza, di cui si sono liberati tutti ormai un mese fa cedendo le quote alla giovane Miriam Caroccia, che peraltro dice di aver scoperto dai giornali di essere diventata la titolare al 100 per cento di “Le 5 forchette”, sostenendo di non aver mai pagato per acquistare quel supplemento di partecipazione nell’impresa? Non è un punto interrogativo di facile risposta per ora, con la sensazione che debbano lavorarci ancora gli investigatori che, è bene ricordarlo, per ora hanno solo due nomi sul registro degli indagati: Mauro e Miriam Caroccia, padre e figlia. Ma ci sono domande che, nei giorni in cui il caso ha perso spazio sui giornali nazionali dopo due settimane di ininterrotti aggiornamenti, ha provato a mettere in fila Roberto Saviano.
La pesantezza della leggerezza




