Sembra il copione di uno spettacolo che deve avere per forza una replica ogni anno: l’Azienda sanitaria di Biella scrive il suo bilancio, i revisori dei conti dicono che è inaccettabile così com’è e stilano un parere negativo, la Regione copre il disavanzo con soldi extra e l’equilibrio in un modo o nell’altro ritorna, almeno fino al bilancio di previsione dell’anno successivo. Che in Piemonte la sanità pubblica non riesca a sostentarsi da sola è un dato di fatto. E forse non è nemmeno sbagliato che si spenda più di quanto si dovrebbe, preferendo affrontare un passivo invece di tagliare i servizi per “starci dentro”. Ma a lungo termine, così come lo si dice (da decenni?) per i conti pubblici italiani il sistema non regge. E il Piemonte stesso è uscito non da molto da una procedura imposta da Roma per riportare in equilibrio i conti della sanità, usata peraltro spesso in modo strumentale dalla politica locale per dire «tacete voi, che quando governavate avete dovuto tagliare».
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